Mai clima può dirsi più adeguato di quello odierno a tentare un approccio alto al pensiero sovranista e populista attraverso le riflessioni di Roger Scruton. 

Filosofo inglese tra i più influenti al mondo, Scruton è docente di Estetica, storico, musicista, agricoltore e raffinato intenditore di vini.

Prima di aprire le vele nella sua ampia e variegata produzione, vale la pena soffermarsi sull’agile libello Roger Scruton di Luigi Iannone edito da Fergen nella collana «Profili» (pagg. 124, euro 10). Iannone, da attento studioso e cronista del pensiero, dipana lungo il sottile filo della contemporaneità i concetti principali del suo autore. Scruton ci riporta all’identità che ama sintetizzare nei due versi del Faust di Goethe «ciò che avete ereditato dai vostri antenati guadagnatevelo in modo da poterlo possedere». Fedele alla continuità della tradizione nella modernità e per nulla incline alla nostalgie, Scruton punta il dito sulla nuova religione dei diritti universali delineati in maniera debole dalle organizzazioni internazionali e sostenuti da una casta europea che si riproduce per cooptazione e si nutre di relativismo culturale.

Il saggio è un’analisi dell’atto di accusa del filosofo contro lo stato mercato europeo in cui ogni rapporto è percepito come un contratto dal quale si attendono benefici in cambio di obbedienza e da cui si può sfuggire difendendo e tutelando l’identità in sintonia con la realtà in evoluzione e con i suoi principî democratici. La suggestiva difesa che Scruton fa della nazione non appare per nulla anacronistica o sentimentale, ma riflette uno stato d’animo palpabile: la volontà progressista di piegare i governi nazionali a logiche tecnocratiche esterne e a favore di organismi transnazionali con interessi necessariamente non collimanti, mantenendo vigile la tendenza a denigrare costantemente i sentimenti culturali tradizionali e ripudiando il concetto stesso di fedeltà alla nazione.

Per Scruton, difendere l’identità significa proteggere la democrazia e pensare ad un’altra Europa, diversa da quella attuale. Nel 2010, in una relazione presso la Camera dei Deputati, Scruton parlò in Italia di partecipazione ai processi democratici, tracciando un quadro da far rabbrividire Cassandra: «Si è partecipi – disse – quando si può influire sulle Leggi da cui si è governati, quando invece non si può controllare chi ci governa e i processi decisionali e legislativi sono slegati dai corpi intermedi e da ogni forma di rappresentanza… e le leggi realizzate e imposte da chi non è chiamato ad assumere la responsabilità dei propri errori se non addirittura a non riconoscerli come tali… siamo vicini al peggiore dei crimini».

IL GIORNALE 14/9/2019

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